Venerdì notte, piazza Verdi: tafferugli tafferugli perchè no..
Venerdì notte, dopo essermi adeguatamente abbeverato di birra, passo come al solito per la famigerata piazza per il rientro a casa e mi ritrovo ad assistere ad un tafferuglio tra sbirri e punkabbestia (successivamente meglio identificati come anarchici).
In un orgia di corpi, di braccia che spingono, trattengono, separano accompagnata da una cacofonia di urla di minaccia, di rabbia, di disperazione, intravedo i soliti poliziotti incapaci e un numero esiguo di disperati che si credono portavoce dell’intera società. Un bel quadretto del cazzo. Succede che uno sbirro viene trascinato a terra, preso a calci e pugni mentre i colleghi provano a difenderlo, colleghi che non estraggono un manganello affidandosi (?) al proprio corpo e alla propria voce. Ma succede anche che lo sventurato poliziotto si rialzi discretamente imbufalito, sfoderi la sua beretta e la punti in faccia ad uno dei giovani incazzati sociali. Ammetto che il pensiero è subito volato a “L’ odio” di Kassovitz: tra gli incitamenti degli anarchici a sparare e la presumibile incazzatura dell’agente, un’ epilogo triste come quello del film sarebbe potuto capitare.
Ma la pistola è stata subito messa via ed è ripreso lo scontro con spintoni, strattoni e voci brense di adrenalina. Uno degli anarchici afferra una bottiglia e la vuole gentilmente frantumare sulla faccia di un poliziotto il quale gli intima caldamente di riporla a terra..
La mia attenzione viene per un attimo distolta da un’ avvenente fanciulla che mi chiede delucidazioni, e alla mia ripresa della visione dello spettacolo mi accorgo che il più scalmanato dei punkabbestia è riuscito a dileguarsi per la stradina dietro la piazza inseguito però da un agente che decide di staccarsi dal gruppo. A questo punto, sopraffatto dalla curiosità, decido di mollare il campo di battaglia principale e seguire da lontano (ma non troppo) la caccia al disobbediente. Quello che era diventato un’ interessante e socialmente emblematico 1 vs 1, si tramuta repentinamente in una caccia alla volpe, dove la volpe è quel poco lungimirante poliziotto che si è messo a fare l’inseguitore: una mezza dozzina di anarchici (che non ho capito se fossero gli stessi della piazza o altri appostati in altra zona) raggiungono il loro amico perseguitato e con la voce di chi sa essere in maggioranza, riescono a far desistere l’agente minacciandolo di pestarlo per benino. Lo sbirro torna all’ovile, gli anarchici se la telano alla ricerca di qualche rifugio. Scemata la violenza, e quindi il mio interesse da sociologo sotto i fumi dell’alcol, decido di ritornare sui miei passi per il tanto agognato letto. Sul sentiero per casa posso affermare di non aver mai visto così tante volanti rombanti e stridenti scorrazzare per le vie del centro. Rimango sbigottito pensando che in Italia qualche tossico del cazzo con idee anacronistiche come le auto dei Flinstones riesce ad impegnare un buon numero di poliziotti. Credo che in qualsiasi altro paese europeo questi simpatici elementi sarebbero stati molto meno fortunati.
Il resto è cronaca: 5 arrestati tra gli anarchici, qualche sbirro ferito. Le cause del conflitto leggetele su qualche giornale on line.
Entrambe le categorie sopracitate non mi fanno impazzire, ma almeno i poliziotti non mi rompono i coglioni mentre lavoro. Per questa volta mi schiero con gli sbirri.

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